Romanzo

Visita a Talano

Il protagonista, Elio, riscopre una foto di classe delle elementari. I volti della sua cuginetta Carla e della sua amica fanno riemergere ricordi densi di nostalgia. Soprattutto, fra gli altri, il ricordo breve e poetico, non più di una pennellata, di una scena in cui l’amore assume  per lui una forma fino ad allora sconosciuta.

(Dal romanzo di Franco Natili “Le imperfezioni dell’amore”, Edizioni del faro, Trento.

2024. Pagine: 148-152)

Visita a Talano. La sua cuginetta era al centro della foto, due treccine castane le incorniciavano il volto, il sorriso aperto e malizioso le illuminava le guance rotonde. Accanto la sua compagna di banco, Isa, il viso chino sul grande fiocco bianco.

Un giorno il maestro l’aveva beccato mentre pungeva con il pennino il compagno davanti: “Adesso ti metti al primo banco, così ti vedo.”, aveva detto, facendo spostare Carla, che aveva reagito:

“Perché proprio io?”

“Perché sì, adesso muoviti signorina.”

Si era così trovato al banco con Isa che gli aveva mostrato la sua contrarietà con rapidi sguardi imbronciati.

Spesso facevano i compiti insieme nella cucina di casa dello zio Venanzio. La zia Giovanna, la moglie, nel pomeriggio incontrava le vicine per il lavoro a maglia e li lasciava soli.

“Sei sempre il solito!”, l’aveva accusato la cugina.

“Comunque domani torni al tuo posto.”, precisò Isa.

“Fra l’altro, il maestro mi ha messo con quell’antipatico di Vincenzo.”

“Neanch’io voglio stare nel banco con le femmine, e poi Vincenzo non è antipatico. Siete voi che siete maligne.”, aveva replicato Elio furioso.

“Non sarà antipatico, ma non capisce niente. Nel compito ha fatto una serie di strafalcioni.”

“Ha parlato la prima della classe.”

“Certo che sono la più brava. Vero Isa?”

“Parla lui, che si fa fare i riassunti dalla madre.”

“È perché siete invidiose.”

“Da oggi i compiti li fai per conto tuo.”

Il giorno dopo si erano messe di nuovo nel banco insieme e il maestro aveva fatto finta di niente. Elio le aveva ignorate e non era più andato a casa dello zio. Per una volta si era trovato d’accordo con Peppe:

“Le femmine sono maligne e invidiose!”

Carla non poteva resistere a lungo in quella situazione, così mandò Isa in avanscoperta. La bambina lo affiancò mentre uscivano da scuola:

“Oggi andiamo a Talano dal nonno Biagio. Carla l’ha incontrato in paese e l’ha invitata a mangiare le ciliegie e le more. Le ha anche detto che ha fatto montare l’altalena.”

“E a me che m’importa?”

“Se vuoi puoi venire anche tu.”

Lui era rimasto un po’ in silenzio, ancora offeso per le ultime vicende. Poi aveva replicato:

“A spingere l’altalena?”

“Beh, non sei obbligato.”, saltò su Carla stizzita, rimanendo comunque qualche passo dietro di loro, trascinando la cartella.

“In ogni caso devo chiedere a mia madre.”

“Se è per questo parlo io con zia Mariuccia.”

“Perché io la lingua non ce l’ho?”

“Dai, non litigate – si era interposta Isa – va bene tu senti i tuoi. Dopo pranzo ci vediamo sotto casa.”

Biagio, il nonno di Carla per parte di madre, aveva una villa a Talano, ai margini del paese dove s’infittivano i boschi di castagni. Elio ricordava l’albero di camelie bianche dietro la casa e, davanti, il distendersi del vigneto che si apriva spazi fra gli alberi, con il sole di giugno che ricamava sulle foglie larghe come mani e sulla terra smossa tra i filari.

Vedendoli, Biagio si alzò dalla poltrona di vimini dove si beava al sole. Si rassettò tirando su i pantaloni con entrambe le mani e abbottonandosi la camicia che lasciava intravvedere la maglia di lana. Con passo incerto sulle scarpe sformate era andato incontro ai tre bambini. Un sorriso gli illuminava il volto rugoso e il naso largo e arrossato. Salutò la nipote con un buffetto sulla guancia.

“Ciao, nonno, come va?”

“Tutto bene nonno Biagio?”, aggiunse Elio

“Siete arrivati presto. Bravi! Vi stavo aspettando, volete mangiare un po’ di frutta fresca?” Notando che si guardavano intorno, aggiunse: “Va bene ho capito.”

 Li accompagnò all’altalena. Le corde pendevano dal ramo proteso di un castagno di alto fusto. Elio cominciò a spingere le bambine con tutte le forze, facendole gridare di spavento. I vestitini colorati svolazzavano felici nell’aria. Poi toccò a lui e, con un movimento sincrono del busto e delle gambe, si lanciò a sua volta. Lo fece fino al punto che sembrò staccarsi, quasi a volar via.

“Così t’ammazzi”, urlò Carla spaventata.

“Sei la solita fifona.”, risuonò dall’alto.

“Attento Elio!”, aveva detto il nonno Biagio, togliendosi le mani di tasca e gesticolando verso di lui. Quando furono tutti stanchi si avviarono lungo la siepe che circondava il terreno della villa. Sullo sfondo di un verde sconnesso, tra i rovi occhieggiavano i colori dei grappoli di more, dal rosso acceso al bordeaux; le bambine le coglievano sollevandosi sulla punta dei piedi. Le afferravano delicatamente per non rovinarle e le mettevano nel cestino.

A un tratto, Isa si staccò dal gruppo avvicinandosi a un cespuglio di ginestra. Una farfalla intarsiata di mille colori e leggera come un sospiro si librava al centro con le ali distese, inebriandosi delle tinte dorate dei fiori. La bambina, chinandosi, allargò le manine. Il tempo divenne un fruscio; gli occhi di Isa, il volto diafano e chino, i capelli leggeri sulle guance, dischiusero il mondo. Elio rimase incantato.

Poi fu il turno delle ciliegie. Si ricordò di essersi arrampicato sull’albero per raccoglierle. Aveva ondeggiato pericolosamente tra i rami, sotto lo sguardo preoccupato di Carla. Poi erano tornati verso la villa gustando i frutti lungo il percorso. Nonno Biagio era tutto soddisfatto, la moglie era morta anni prima e viveva da solo, il sorriso dei bambini lo faceva rivivere.

Quando più tardi li riaccompagnò al cancello, era un po’ intristito. Si era passato la mano fra i capelli bianchi e aveva detto:

“Tornate presto.”

A Elio capitava spesso di incrociare lo sguardo di Isa in classe. La sua figurina esile e composta era ravvivata dalla mobilità delle pupille, di un nero saettante. Bastava guardarla per rimanere subito agganciati e portati via.

Quando Carla lo invitava a casa chiedeva sempre se c’era anche lei, tanto che una volta si era sentito rispondere con tono piccato dalla cuginetta:

“Perché se non c’è Isa non vieni?”


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