Consulenza al Ruolo

La griglia Psicosocioanalitica

La griglia psicosocioanalitica e la complessità situazionale

Attraverso la griglia psicosocioanalitica Pagliarani ha espresso una visione olistica del soggetto, coniugando l’amare e il fare con due “situemi”: Il soggetto e il gruppo.

Pagliarani definisce il concetto di situema in questi termini: ”Il neologismo situema, ricalcato su fonema, indica la minima unità situzionali emotivamente significative”[1]. La griglia è così composta (vedi Tab.2):

  • Rispetto al primo situema (l’individuo), vengono utilizzati i termini Genitus (generato), Faber (artigiano), alludendo rispettivamente all’area del’ “amore” e all’area del lavoro;
  • Nel secondo situema i termini sono: Globus (gruppo) per l’area dell’amore e Officina (officina, laboratorio) per quella del lavoro.

La griglia pone l’attenzione sul soggetto tenendo conto degli ambiti relazionali in cui si colloca, infatti in genitus e faber sperimenta una relazione di coppia, in globus e officina una relazione gruppale. La soggettualità, a fronte delle dinamiche relazionali specifiche che si verificano nei vari contesti.  viene declinata in maniera diversa, La griglia così concepita indica l’intento della psicosocioanalisi di edificare un atteggiarsi rispetto alla cura in grado diassecondare una visione olistica del soggetto, che sperimenta diverse espressioni di sé nei vari ambiti . La psicosocioanalisi teorizza quindi che la cura assume modalità diverse, a seconda delle diverse situazioni relazionali in cui emergono le forme variegate della soggettività.

Ritornando alla definizione di L. Pagliarani, Il concetto di unità situazionale può essere inteso come quelle forme relazionali che sono state indagate nella letteratura psicoanalitica e psicosociale e il cui funzionamento ha  caratteristiche proprie, emotivamente significative in quanto impattano diversamente sulla psiche del soggetto. Il senso di minime sta a significare che sia l’individuo (in relazione), sia il gruppo non sono riducibili ad altre entità significative.

La Griglia originaria indica quindi un insieme di attività cliniche, mirate alla cura del soggetto nel suo manifestarsi nell’ambito di contesti aventi diverse modalità di funzionamento; la cura si cala sul soggetto, differenziandosi, a partire da vertici di osservazione che discriminano la specificità dei contesti di vita e le  forme che il soggetto assume al loro interno.

L’approccio psicosocioanalitico implica che l’applicazione della psicoanalisi, in quanto intervento clinico e tecnica di cura, si strutturi nella prassi secondo modalità che attengono a forme della soggettività che si determinano in relazione agli ambienti di vita abitati dal soggetto; tenendo conto di un percorso avventuroso che implica decostruzioni e ricostruzioni cicliche (cambiamento catastrofico), nell’ambito di un processo d’apprendimento di carattere adattivo.

La dimensione intersoggettiva

Se si considera la soggettività come l’altra faccia della medaglia rispetto all’intersoggettività, si giunge facilmente alla conclusione che è impossibile comprendere il soggetto a prescindere dal gruppo di appartenenza, con cui condivide legami di tipo emozionale, vedi gli Assunti di Base di Bion.

In questo senso “genitus” e “globus” sono allo stesso tempo distinti e sovrapponibili l’uno all’altro, al punto che risulta impossibile una costruzione di senso che non tenga conto dei due ambiti in maniera contestuale. Sia nella terapia individuale, sia nella consulenza al ruolo, il terapeuta piuttosto che il consulente non possono prescindere dal gruppo di appartenenza del loro assistito.

Se si prendono in considerazione d’altra parte “globus “e “officina”, il discorso è analogo. Così come un individuo è diverso dall’altro, anche gruppi differenti si configurano in maniera diversa e ciò è dovuto in gran parte alla sua composizione, ossia dai soggetti che ne fanno parte.

Anche in questo caso non è possibile dare un senso al comportamento di un gruppo se si prescinde dagli individui che lo compongono e che ne influenzano le dinamiche.

Quindi se è certamente possibile porre il “focus” sulle dinamiche ricorrenti in un gruppo, si può escludere la possibilità di intervenire su tali dinamiche senza avere consapevolezza delle differenze che contraddistinguono, a livello psicologico, gli elementi del gruppo.

D’altra parte, nella terapia come nella consulenza, l’ambito della “cura” implica  una coppia in relazione. Sorge allora la domanda, la coppia è un gruppo?

Quest’ultimo quesito che verrà approfondito in un prossimo capitolo, ciò che è importante rilevare in questa fase è che  gli elementi della griglia indicano il “focus” su cui il professionista lavora, lo “spazio” privilegiato della cura, che però non può prescindere, pena la perdita di senso, dai legami contestuali.

L’amore e il lavoro

La griglia così concepita è orientata alla prassi, nella misura in cui definisce gli ambiti degli interventi di cura rispetto all’essere nel mondo del soggetto, le aree rispettive dell’amore e del lavoro sono riferite quindi all’agire simbolico che comprende:

  • Sia le attività umane legate, in maniera diretta o indiretta, alla riproduzione. Attività segnate dal costituirsi di comunità variegate di uomini e di donne che, nel dispiegarsi dello spazio e del tempo, realizzano il fine ultimo di ogni specie nel determinare il susseguirsi indefinito delle generazioni;
  • sia le attività lavorative che consistono nel perfezionare le protesi (il linguaggio stesso, la scrittura, le macchine, i congegni elettronici e le strutture organizzative), atte al mantenimento dell’ambiente che svincola l’uomo dallo stato di natura, ponendolo in una posizione privilegiata rispetto agli altri viventi. Attività sono fortemente influenzate dall’evoluzione della tecnologia (lavoro) e da ogni forma di conoscenza.

Ciò non implica però una separazione netta fra le due aree, tutti sappiamo quanto gli elementi affettivi incidano sull’area del lavoro e quanto la dimensione lavorativa incida sulle vicende dell’amore. Sostiene Luigi Pagliarani:

“La figura (la griglia psicosocioanalitica) vista staticamente, si presenta come una gabbia. Ogni casella è chiusa e ferma. Il trattamento psicosocioanalitico consiste nell’aprire i settori, nell’inserire una porta (da aprire o da chiudere) nella “parete”, introducendo dinamismo tra questi spazi col risultato di espandere la vita (…) Esempio una cattiva gestione del ruolo da parte di Faber viene sanata e restituita a una efficace e realistica funzionalità in virtù di un’esplorazione (…), la più breve possibile, in Genitus, idem per Officina, invitata a esplorarsi in globus”.[2]

La porosità delle cesure nella griglia

La griglia se per un verso, attraverso i suoi quadranti, definisce uno sguardo privilegiato rispetto all’accesso al soggetto, implica allo stesso tempo una dialettica interna fra processi clinici diversi e un’inevitabile incrociarsi degli sguardi.

Sguardi che, pur non eludendo l’aspetto fondamentale dell’inafferrabilità del soggetto, determinano una complementarità delle conoscenze che scaturiscono da ciascuna specifica esperienza di cura.

Attraverso questa impostazione, non s’ipotizza una professionalità psicosocioanalitica in grado di intervenire sui vari aspetti della soggettività emergenti  dalle quattro situazioni relazionali di base.

Si allude piuttosto alla capacità, da parte di chi esercita la cura in un determinato ambiente relazionale, di riuscire a cogliere con la coda dell’occhio[3]l’interno delle cornici altre, che circoscrivono altri aspetti della soggettività, determinando così una sorta di porosità della griglia.

Ritornando a Luigi Pagliarani:

“In sintesi, la figura – dinamicamente trasformata – diventa la seguente:

Dove i vettori segnalano l’andirivieni nel tempo fra uno spazio e l’altro, a seconda del processo in corso”.[4]

D’altra parte è interessante osservare che un elemento psichicamente critico che riguarda un singolo soggetto, non può non riflettersi, seppure con modalità diverse, in tutti i quadranti della griglia. Da questo punto di vista, un intervento specifico, per esempio di consulenza al ruolo, non può non riflettersi positivamente sugli altri tre quadranti.

I

Un allargamento della prospettiva

Le promesse del paragrafo precedente, tenendo conto di evoluzioni del pensiero psicosocioanalitico (comunque ancorato alle intuizioni di Pagliarani) rendono opportuna un’espansione  e un approfondimento della griglia, verso altre dimensioni, costituite dall’andare oltre le minime unità situazionali e allargare lo sguardo sull’istituzione e l’organizzazione e sulla polis;

  1. Organizzazione e istituzione

Un’organizzazione è costituita da persone che si uniscono in funzione del  raggiungimento di un obiettivi generalmente di natura economica.
Un’istituzione è una forma di organizzativa finalizzata a una causa religiosa, sociale o professionale.

L’appartenenza a una delle due entità genera  negli individui motivazioni, rispetto all’attività lavorativa, spesso diverse e questo ha sicuramente un riflesso sul funzionamento psichico dei gruppi e degli individui che le compongono.

Nello stesso modo possono evidenziarsi motivazioni affatto diverse all’interno dei gruppi e delle persone che compongono singole istituzioni o organizzazioni.

Tali motivazioni agiscono sui legami di gruppo, che non possono essere visti come un elementi a sé stante, e la cui comprensione implica un allargamento dello sguardo.

  • La polis

Ad un livello ancora più elvato i fenomeni che si verificano nella polis possono generano mutazioni, che riflettendosi sui contesti organizzativi e di gruppo, creano situazioni sempre nuove.

Da ciò la capacità del consulente nello stare nel qui e ora, avendo la consapevolezza che i fenomeni psichici di cui si occupa sono continuamente attraversati da perturbazioni dell’ambiente, talora imprevedibili come folate di vento.

D’altra parte la psicosocioanalis non ha mancato in passato di occuparsi di fenomenti di ampia portata, vedi per esempio il Gruppo anti-H fondato da Franco Fornari e Luigi Pagliarani, il quale si è occupato del fenomeno della guerra.

Comunque l’importante per il consulente al ruolo è di non dimenticarsi che la “griglia” non è una gabbia, come diceva L. Pagliarani, e che è funzionale alla cura solo se non si dimenticano mai:

  1. Le sue connessioni interne;
  2. Il mare in cui naviga.

[1] Pagliarani, 2003, p. 93.

[2] L. Pgliarani, introduzione al Glossario di psicoterapia progettuale, di Basili, Burlini, Fornara, Giacobbi, Pagliarani, Pescara, Sorrentino. Guerini e Associati. Milano. Pag.11

[3] Vedi a questo proposito Alfonso M. Iacono nel suo saggio: Gli universi di significato e i mondi intermedi, in Mondi Intermedi e complessità (ETS, Pisa, 2005)

[4] L. Pagliarani, ibidem, pag.12


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