Consulenza al Ruolo

Consulenza al ruolo – La coppia è un gruppo?

La coppia è un gruppo? La dimensione intersoggettiva

  1. Il campo analitico

Adeleine e Willy Baranger svilupparono l’idea del campo analitico a partire dall’ontologia che Merleau-Ponty approfondì nel suo saggio “La filosofia della percezione” (1945). Per Merleau-Ponty c’è uno stato precedente ogni attività consapevole del pensiero, in cui soggetto e oggetto sono indistinti e dove i rapporti sono mediati dalla dimensione corporea attraverso la percezione. Rapporti che anticipano il dualismo, generato dall’attività del pensiero, tra coscienza e mondo: la libertà professata dal soggetto, infatti, non può prescindere dal suo essere conficcato, attraverso la percezione, in un ambiente da cui non può prescindere e che, in una certa misura, lo determina.

Ciò rende opaco il senso dell’esistenza. La libertà del soggetto non è illimitata ma spazia dentro un campo di possibilità, che emergono da una continua ricerca di armonia rispetto a un determinato  contesto di vita. Dare un senso all’esistenza, realizzare unicità e autenticità, esige un impegno che abbia un riscontro nella prassi, dove il senso di ogni soggetto si costituisce in base a una relazione primaria con il mondo priva di discontinuità rilevanti.

Questo campo di possibilità diventa, in Madeleine e Willy Baranger, campo analitico. I due psicoanalisti, ampliando il contesto teorico disegnato dalla Klein, di cui erano allievi, nel saggio “La situazione psicoanalitica come campo bipersonale” (Baranger, 1978), sviluppano ulteriormente questo concetto. I due autori, partendo dalla considerazione che paziente e analista partecipano allo stesso processo dinamico, differenziano gli individui impegnati nel campo, dal campo che essi stessi producono e in cui sono immersi. Dove il campo non è la somma delle situazioni interne dei membri della coppia, né è riconducibile all’uno o all’altro, ma si configura come un elemento terzo con qualità e dinamiche indipendenti.

Il campo analitico così definito si articola in tre livelli di strutturazione: il primo livello corrisponde agli aspetti formali e al contratto di base (setting), il secondo agli aspetti dinamici del contenuto manifesto e dell’interazione verbale, il terzo all’aspetto funzionale di integrazione e insight rispetto alla fantasia inconscia bi-personale.

Non è difficile ricondurre queste affermazioni all’ambito della coppia che si costituisce nell’ambito della Consulenza al ruolo che vede, in quest’ottica, l’instaurarsi di fantasie inconsce di natura bi-personale, non riconducibili singolarmente a nessuno dei due interlocutori.

2. Sistema protomentale secondo W. Bion

Il sistema protomentale inerisce, secondo W. Bion, alla vita mentale di ciascun soggetto, anzi lo precede in quanto soggetto, determinando uno stato di indifferenziazione, in cui l’elemento corporeo, psicologico e mentale coincidono. Questo concetto è in linea con la teoria della deindividuazione, che descrive come l’identità personale si possa dissolvere all’interno di un gruppo, inducendo comportamenti non regolati dalla consapevolezza individuale.

Lo stato di indifferenziazione determina il fatto che, a fronte di uno stimolo, un gruppo di individui in cui è prevalente lo stato protomentale viva le stesse emozioni, anzi le stesse proto-emozioni, in quanto emozioni non accompagnate da un’attività riflessiva e che quindi vengono agite simultaneamente e inconsapevolmente. Questo fenomeno è simile al contagio emotivo, dove le emozioni si propagano rapidamente e automaticamente tra i membri di un gruppo.

Per Bion gli individui sono dotati di «valenze»: il termine, preso dalla chimica, indica l’attitudine degli atomi a legarsi fra loro per formare delle molecole, costituisce una metafora della capacità spontanea e istintiva (inconsapevole, automatica e inevitabile) di istituire un legame emozionale fra di loro «per condividere un assunto di base e agire in base ad esso» (Bion, 1961). Questo concetto supera quello di coesione di gruppo e di pensiero di gruppo (groupthink), in base ad un automatismo che porta all’uniformità di pensiero e comportamento.

Bion, infatti, attraverso le sue esperienze di terapia di gruppo, individua tre vissuti in particolare nei gruppi in cui, essendo sospesa l’attività riflessiva, prevale uno stato protomentale; chiama questi vissuti protoemozionali gruppali come “Assunti di base” che si configurano come: Accoppiamento, Attacco-fuga, Dipendenza. Questi assunti di base ricordano, con qualche significativa differenza, i meccanismi di identificazione sociale, assunti all’interno dei gruppi per mantenere la coesione e gestire l’ansia collettiva.

“Il sistema proto-mentale dell’individuo non è che parte di un ambito più vasto, ossia della matrice proto-mentale del gruppo, e per questo non può essere studiato come isolato da essa. (…..) Il soggetto non si può pensare se non a partire dall’intrinseca dimensione intersoggettiva del sistema proto-mentale, (…). Lo psichico oltrepassa i limiti fisici dell’individuo, è “trans-individuale”. La (relativa) indistinzione mente-soma nell’individuo si correda quindi in qualche modo con lo sfondo di sostanziale (relativa) indistinzione esistente tra gli individui.” (Civitarese, 2012). Tutto ciò riflette la teoria della mente sociale, dove l’individuo è visto come inseparabile dalle dinamiche interpersonali e culturali che lo circondano

3.     Consulente e cliente costituiscono un gruppo?

Se esiste uno strato più profondo di natura emozionale che lega le persone, costituendo un continuum tra gli individui, questo legame si instaura in ogni contatto umano a prescindere dalla numerosità e/o dal contesto in cui il contatto avviene. Quando W. Bion introduce il concetto di “valenza” come capacità combinatoria istantanea fra soggetti diversi, allude a ciò che “fin da subito” è presente nella mente ed è implicito nel suo funzionamento. D’altra parte, questa connessione, che genera l’unisono emotivo, non esclude la possibilità contestuale di una separatezza, come in una orchestra jazz in cui l’elemento melodico e la continuità del tessuto musicale possono convivere con l’improvvisazione dei singoli musicisti.

Bion, distinguendo fra “gruppo in assunto di base” e “gruppo di lavoro”, segnala due modalità di funzionamento del gruppo radicalmente diverse:

  • Gruppo in assunto di base: in cui lo stato indifferenziato che riguarda il fisico, lo psicologico e il mentale origina degli stati emotivi che monopolizzano e, in alcuni casi, dominano la vita mentale del gruppo. Questo stato può essere associato ai concetti di identità sociale e conformità, dove l’individuo tende a perdere la propria individualità a favore del gruppo.
  • Gruppo di lavoro: i cui membri operano razionalmente al fine di perseguire degli obiettivi comuni, differenziandosi in base alle proprie competenze, pur rimanendo sintonizzati sul piano emotivo. In questo caso, entrano in gioco concetti come leadership e cooperazione, dove l’efficacia del gruppo dipende dalla capacità di organizzarsi e lavorare insieme.

Ciò non implica però una relazione dialogica fra le due modalità, quanto piuttosto una relazione dialettica, che determina una dinamica di aggiustamenti reciproci, che incrementano la capacità del gruppo di interfacciarsi in maniera efficace con il proprio ambiente di vita. W. Bion chiama “sophisticated group” il gruppo a struttura razionale. L’aggettivo connota la distanza da ciò che è semplicemente «naturale». Ma se la distanza dalla «natura» diventa eccessiva, ci si allontana dalla vita vera. Una leadership efficace può adoperarsi al fine di mobilitare le emozioni associate agli assunti di base, ma salvaguardando la struttura razionale che garantisce al singolo la libertà di rimanere tale pur essendo membro del gruppo.

In un gruppo “sano” le due modalità di funzionamento non sono infatti in antitesi ma sono complementari: In una squadra di calcio, per esempio, l’assunto di base lotta/fuga può essere funzionale all’obiettivo di battere l’avversario se coesiste con un gruppo di lavoro in grado di distribuire i ruoli, definire le tattiche di gioco e valorizzare le capacità dei singoli giocatori. Altrimenti si assisterebbe a un arrembaggio scomposto che condurrebbe quasi certamente alla sconfitta. D’altra parte neanche il gruppo di lavoro sarebbe sufficiente, perché darebbe vita a una squadra senz’anima, senza le motivazioni di carattere emotivo e la coesione necessarie per perseguire la vittoria.

L’allenatore della squadra deve essere in grado di far convivere le emozioni inconsce dell’assunto di base lotta/fuga con il gruppo di lavoro:

“Sembra che il problema di un capo sia sempre quello di riuscire a mobilitare le emozioni associate agli assunti di base, senza mettere in pericolo la struttura razionalizzata che garantisce al singolo la libertà di rimanere tale pur essendo membro del gruppo. Era questo equilibrio di emozioni che ho descritto precedentemente in termini di equilibrio tra mentalità di gruppo, cultura di gruppo e individuo.” (Bion 1961, Pp. 86-87)

Questi “modi” di funzionamento del gruppo implicano che i membri che lo compongono possano rapportarsi in maniera diversa e contestuale sia a livello di assunto di base, sia a livello di gruppo di lavoro: ossia di “stare” in uno stato indifferenziato in cui condividono degli stati emotivi e sviluppare allo stesso tempo la propria soggettività, le proprie competenze, i propri punti di vista in maniera differenziata. Questo si collega ai concetti di integrazione di gruppo e individuazione, dove la capacità di bilanciare la connessione emotiva e l’autonomia individuale è cruciale.

In quest’ottica la dimensione intersoggettiva (indifferenziata) e la dimensione soggettiva (che si struttura sulle differenze) coesisterebbero in ciascun individuo e agirebbero in maniera istantanea e contestuale nel contatto con l’altro da sé, indipendentemente dal fatto che il contatto avvenga all’interno di un gruppo o di una coppia.

In una relazione di consulenza al ruolo i membri della coppia possono condividere l’assunto base di dipendenza che si manifesta:

  • nel cliente nei vissuti di dipendenza con il capo;
  • nel consulente nell’affannosa ricerca fra le teorie apprese sul tema.

Ciò creerebbe una situazione di stallo, da cui la coppia potrebbe uscire con una frase pronunciata dal consulente, del tipo: “Cerchiamo di capire di cosa è fatta questa dipendenza”. Il che consentirebbe di instaurare il gruppo di lavoro che, rapportandosi dialetticamente con l’assunto di base di dipendenza, potrebbe aprire a un processo di apprendimento reciproco.


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