Storie Milanesi

1. Due Amici

Due amici

Era un anno che non lo vedeva o sentiva. Erano andati a scuola insieme fino al liceo. Poi Roberto si era iscritto a ingegneria, lui invece aveva aperto una sartoria. Anche dopo il matrimonio andavano in vacanza insieme, organizzavano cene a casa o al ristorante, si incontravano al parco giochi con i bambini… Poi, gli incontri si erano diradati, soprattutto quando Roberto era stato assunto da una multinazionale che costruiva e commercializzava apparecchiature elettroniche.

Decise di chiamarlo. Fece  più volte e inutilmente il numero del cellulare, così cercò su internet il numero dell’azienda. Una voce registrata gli elencò i vari servizi. Scelse Assistenza tecnica, pigiando cinque sul tasto del telecomando. La voce lo avvertì che, dato il traffico, l’attesa poteva essere lunga.

Infatti lo fu: trenta minuti circa prima che un operatore del call center gli rispondesse:

“In cosa posso aiutarla?”

“In realtà vorrei parlare con  l’ingegner Farina Roberto”

“Lei chi è, mi scusi”.

“Casiraghi Antonio, un amico”.

“Signor Casiraghi, qui non lo trova, l’ingegner Farina lavora presso il Laboratorio di ricerca di cui è responsabile”

“Può passarmelo?”

“Le passo la segretaria, rimanga in linea…”

Passarono altri quindici minuti:

“Pronto, desidera?”

“Vorrei parlare con l’ingegner Farina, sono Casiraghi Antonio, un amico”

“Purtroppo l’ingegnere è in riunione, la faccio richiamare appena finisce,

mi lascia il suo numero?”

“Lui ce l’ha senz’altro, grazie e buona serata”.

“Buona serata a lei”

“Verso le dieci di sera arrivò una massaggio di Roberto su  whatsapp:

“Ciao Antonio, che piacere sentirti! Mi prendi in un momento veramente  difficile! Che ne dici se ci sentiamo giovedì nel pomeriggio?”

“Fra tre giorni? Va bene”.

“Come ti dicevo, sto attraversando una fase complicata. Buona serata”

Il giovedì mattina arrivò un altro messaggio:

“Oggi pomeriggio c’è una riunione che non avevamo programmato, un problema urgente da affrontare. Per di più, durante il fine settimana, ho una convention. Puoi anticiparmi qualcosa su ciò che devi dirmi?”

“Volevo solo salutarti, chiedere come stai tu… la tua famiglia…”

“Ho capito, nulla di urgente, che ne dici di mercoledì prossimo verso le 19?”.

“Ottimo direi … a presto…”

Il mercoledì successivo Antonio aveva chiuso la sartoria alle 18:30 e stava passeggiando sul naviglio. Era fine settembre e le giornate si erano accorciate. I lampioni erano già accesi e la luce si rifletteva sull’acqua scura che scorreva lentissima.

Pensava a tutto ciò che avevano condiviso, dalle gazzarre in discoteca alle bevute. Tra un pensiero e l’altro si fecero le 19:00. Infilò la mano nella tasca per prendere il cellulare. Si accorse di averlo lasciato in ufficio.

“Come stai Roberto? E tua moglie, i bambini?”, disse con voce lieve. Così lieve che l’aria fresca che si era alzata sul naviglio la portò via.

Roberto aspettò un po’, poi provò a chiamarlo. Gli squilli  si persero nel  vuoto. L’ufficio era deserto, il silenzio rarefatto.


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