Storie Milanesi

3. Il Principe

Il principe del sindacato e il direttore.

Il principe, dopo aver scavalcato  irridente la barriera della segretaria., era entrato nell‘ufficio del direttore del personale ed aveva occupato una delle due poltroncine davanti alla scrivania,

“Allora eccoci qua”.

“Ossia… Lei chi è?”

“Sono Signorini, faccio parte del Consiglio di fabbrica”

“Ah già…  il principe!”

“Vabbè, In realtà uno dei tanti poveracci che lavorano nello stabilimento”. Il sindacalista era vestito con una tuta blu impregnata degli odori della fabbrica. Era quasi completamente calvo, con pochi capelli residui  che si assiepavano alla base del cranio.

“Con parecchio potere però”.

“Il potere ce l’avete voi! Noi cerchiamo di fare il possibile per difendere i nostri interessi”

“Già, c’è sempre qualche buon motivo per bloccare la fabbrica”.

“Non so cosa le hanno riferito, ma non siamo degli incoscienti. Comunque adesso c’è lei, non è stato assunto per mettere ordine?”

“Le assicuro che farò del mio meglio”.

“Le faccio i miei auguri. Piacere dott. Casiraghi, ero venuto solo per conoscerla e guardarla in faccia”. Gli aveva stretto la mano ed era uscito con lo stesso stile con cui era entrato. Spuntò la segretaria:

“Mi scusi dottore, non sono riuscita a fermarlo”.

“ Va bene così non si preoccupi”.

Non era arrivato in un buon momento. C’era da discutere il premio di produzione e aveva già sul tavolo la piattaforma sindacale. Dopo una discussione nel consiglio direttivo, era stata accettata dall’amministratore delegato la proposta di Casiraghi, il premio doveva essere legato a due variabili fondamentali: produttività e qualità.

Quando, con voce ferma lo comunicò al consiglio di fabbrica, successe il finimondo. Il dottor Casiraghi li fece sfogare, poi con calma replicò:

“Non mi sembra che ci siano le condizioni per entrare nel merito”.

“Il premio deve essere erogato in cifra fissa, come è sempre stato. Se questa è la proposta dell’azienda non vedo margini di trattativa”, rispose deciso Signorini, il principe. I sindacalisti si alzarono e se ne andarono.

Verso sera il direttore del personale usci dall’ufficio e prese la macchina per tornare a Milano. Fece la tangenziale e poi affrontò il traffico caotico della città , arrivando comunque in tempo per la cena, una cena speciale. Sua figlia Giulia si era appena laureata con dieci e lode:

“Finalmente abbiamo una psicologa in casa!” Disse appena entrato abbracciandola.

“Mi aspettavo che almeno oggi saresti venuto alla discussione della tesi!”, rispose lei freddamente quasi respingendolo.

“Adesso non esagerare”, fece la madre, mentre finiva di preparare la tavola”.

Lui ci rimase male, dopo essersi tolto giacca e  cravatta si sedé senza proferire parola. Giulia rincarò la dose:

“In questi cinque anni non mi hai mai chiesto nulla dell’università, dei miei compagni, se ero contenta…”

“Oggi avevo un impegno inderogabile. Per quanto ti riguarda, ho sempre dato per scontato che tutto andasse bene, mi preoccupavo che avessi tutto quello che desideravi: ti ho forse fatto mancare qualcosa?”

“Già i corsi all’estero, il motorino, I vestiti… io invece desideravo che ogni tanto mi parlassi. Mostrassi interesse!” Ci fu un lungo momento di silenzio. Lui fissava il vuoto dove si affollavano  ricordi che aveva cancellato. Poi arrivò la madre con la torta:

“Adesso basta ragazzi, cerchiamo di essere allegri! Complimenti Giulia! Tuo padre è un musone, ma ti vuole bene e tu sia stata bravissima”.

L’azienda, che produceva accessori per le auto e che serviva alcune delle case automobilistiche più prestigiose, sia italiane sia estere, attraversò un mese infernale. Il conflitto sembrava divenire ogni giorno più duro. Lo sciopero  a singhiozzo, come si diceva allora, ossia l’alternarsi di  ore di attività con ore di sospensione dal lavoro, produceva danni ingenti.

Un giorno, durante un’ora di sospensione, gli scioperanti si riversarono nell’ufficio dell’amministrazione del personale, gli impiegati erano terrorizzati. Casiraghi si senti obbligato ad intervenire. Gli operai lo circondarono, erano a 20 centimetri da lui. Come sempre non perse la calma:

“Adesso volete occupare anche gli uffici della direzione del personale, dove fra l’altro ci sono informazioni riservate che riguardano tutti i dipendenti dell’azienda. Eppure qualcuno di voi una volta mi ha detto che non siete degli irresponsabili!”.

Questa frase fece infuriare il principe che, provato da settimane di conflitto, gli si scagliò contro, bloccato dai suoi i quali, visto che la cosa stava diventando pericolosa, lentamente defluirono lasciandolo solo con i suoi impiegati.

Poco dopo, ripreso il lavoro, Casiraghi era andato nel reparto di Signorini.

“Allora ci vediamo fuori”, gli disse.

“Dove e quando?” Replicò il principe scendendo dal muletto. Poi prendendolo per un braccio aggiunse:

“Venga che le offro un caffè – appena furono soli continuò- Gli operai sono esausti, questo mese troveranno ben poco in busta paga e hanno delle famiglie da mantenere. E poi la vostra proposta sembra piacere ai sindacati nazionali che l’anno fatta propria e, addirittura, la stanno proponendo ad altre aziende. Lei ha vinto dottore, la prego di non approfittarne”.

Casiraghi parlò con il direttore amministrativo assicurandosi che, la formula attraverso cui si sarebbe calcolato il premio, fosse strutturata in modo tale da generare un risultato molto vicino a quello previsto dalla piattaforma sindacale. In seguito, per effetto degli investimenti sugli impianti e la qualità, il premio stesso risultò addirittura superiore alle richieste.

Quegli stessi investimenti però, modificarono nel tempo i rapporti all’interno della fabbrica, subentrarono nuovi sindacalisti più giovani, il principe perse la sua leadership, ma, dato il rispetto che suscitava, rimase un ottimo intermediario fra consiglio di fabbrica e la direzione. Quando andò in pensione passò da Casiraghi:

“Sono venuto a salutarla, lei ha ancora diversi anni di lavoro davanti a sé, mi raccomando, non faccia troppi danni”.

“Cercherò di farne meno di quelli che ha fatto lei. Tanti auguri Signorini e si goda la pensione”.

Ma non andò così, poco dopo il principe si ammalò di un  tumore al pancreas. Il direttore del personale ne fu informato quando la malattia stava per avere l’esito finale. Si precipitò all’ospedale. Accanto al letto c’erano sua moglie e  una ragazza di circa. 16  anni.

“Se è arrivato lei dottore – disse Signorini – allora vuol dire che è proprio finita. Le presento mia moglie, si chiama Vittoria e Gloria la mia nipotina”. Dopo le presentazioni le due donne li lasciarono soli.

“Gloria è una brava ragazza ed è intelligente, i genitori sono separati e il padre è un debosciato, spero che anche in mia assenza possa finire gli studi”

“Sua nipote finirà gli studi Giovanni e farà anche il dottorato se ne avrà voglia… “

“Grazie Ugo, le credo perché la conosco. Nonostante la sola idea la terrorizzi, lei è una persona sensibile”. Dopo tanti anni era la prima volta che si chiamavano per nome. Ugo fece fatica a frenare le lacrime.

Tornato in azienda, andò nell’ufficio dell’amministratore delegato relazionandolo di quanto accaduto e, di conseguenza, di donare cinquantamila euro  alla nipotina del principe, per permetterle terminare gli studi in tutta tranquillità

“Lo sa che lei è un gran furbacchione dott. Casiraghi, il “principe” è una delle figure mitiche di quest’azienda, certamente avremo un ottimo ritorno di immagine, proceda pure. Lei ne sa una più del diavolo”.

“Se vuol metterla così  per me va bene… allora procedo “.  Disse  Ugo alzandosi e andando verso il suo ufficio.

Appena arrivato chiamò la segretaria:

“Scriva una bella letterina alla signorina Gloria Farnesi, la nipote di Signorini, dica che siamo molto tristi per la malattia di suo nonno e che l’azienda le concede una donazione di cinquantamila  euro per continuare gli studi. Qualsiasi problema dovesse sorgere può rivolgersi direttamente a me. Non dimentichi di dire che mi aspetto la massima riservatezza”.

“Scusi dottore, perché non me la detta?  Certamente  lei troverà le parole più adatte”.

“Ci risiamo – replicò seccato –  la volete capire sì o no che io certe cose non le so dire?’”


Scopri di più da Franco Natili

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi