Consulenza al Ruolo

L’elaborazione dell’esperienza

L’elaborazione dell’esperienza come strumento evolutivo di apprendimento

Il Consulente al ruolo non deve mai perdere di vista il contesto nel quale opera il  cliente. Il che consente di comprenderne il funzionamento,  sia nel gruppo di lavoro, sia nell’ambito relazionale ed emotivo che lo supporta.

 L’apporto del cliente, infatti, non consiste solo nell’esplicitazione di capacità e competenze, ma anche di contributi emotivi che Ineriscono all’ambito intersoggettivo. In altre parole il cliente può essere veicolo di modalità di elaborazione emotiva dell’esperienza lavorativa, che può o meno armonizzare con la modalità utilizzata dal resto del gruppo di lavoro.

M. Klein (1952)  individua nei primi mesi di vita del bambino due fasi evolutive (chiamate posizioni) che esprimono modalità diverse di elaborare l’esperienza:

  • La posizione schizo-paranoide nella quale la mente del bambino opera una scissione tra l’oggetto buono costituito dal seno materno rassicurante e gratificante, interiorizzato come oggetto d’amore, e l’oggetto cattivo: il seno che si sottrae egoisticamente al completo soddisfacimento dei suoi bisogni e al quale rivolge fantasmaticamente i suoi attacchi distruttivi (segnati dall’invidia, la gelosia e l’avidità); 
  • La posizione depressiva, nella quale il bambino ricompone la scissione ricostituendo l’unità dell’oggetto materno e sperimentando sentimenti di colpa determinati dal timore di aver danneggiato con i suoi attacchi l’oggetto buono. La depressione può evolvere generando sentimenti di riparazione e di gratitudine nei confronti dell’oggetto e consentire parallelamente processi d’integrazione del sé.

Le posizioni descritte dalla Klein sono di carattere evolutivo e  riguardano le diverse fasi della crescita del bambino. Le acquisizioni successive delle teorie psicoanalitiche hanno però ampliato il concetto, stabilendo che, le modalità di  elaborazione dell’esperienza, che caratterizza le due posizioni, potranno essere riattivate nel corso della vita del soggetto tutte le volte in cui dovrà affrontare nuove esperienze.

Elliott Jaques, allievo della Klein e appartenente al Tavistock Institute, nel suo saggio Sistemi sociali come difesa contro l’ansia persecutoria e depressiva sostiene che le ansie primarie,  riattivate negli individui dalla relazione con il compito di lavoro, vengono proiettate nell’organizzazione, che in tal modo viene utilizzata in termini difensivi. L’uso difensivo dell’organizzazione sottrae risorse ed energie al perseguimento del compito primario.

Con ciò, perdendo di vista, a mio avviso, che le posizioni individuate dalla Klein, sono dei “passaggi obbligati” in cui il bambino elabora le sue prime esperienze, e in quest’ottica vanno visti come strumenti di apprendimento. Bion infatti  attraverso la formula    Ps         D, individua una reazione dialettica fra le due posizioni in funzione, appunto, dell’elaborazione di un’esperienza.

Ogden nel suo libro “Il limite primigenio dell’esperienza, effettua un ulteriore passo avanti superando la visione che implicava una reazione evolutiva (Klein) o dialettica (Bion) tra le posizioni, e teorizzando una relazione sincretica. Secondo questa impostazione le modalità di elaborare la nuove esperienze coesistono dentro un processo dinamico, ove una modalità prevale in alternanza con le altre, a seconda delle necessità dettate dal contesto di apprendimento. Ogden individua inoltre un’altra posizione che chiama posizione contiguo autistica.

Ecco le tre tre modalità generatrici dell’esperienza descritte da Ogden sono quindi:

  •  “La posizione contigua-autistica – afferma Ogden – è un’organizzazione psicologica primitiva e operante dalla nascita, che genera le forme più elementari di esperienza umana. È una modalità a dominante sensoriale, in cui un primo, incipiente sentimento di sé si costruisce sul ritmo della sensazione (Tustin, 1984), in particolare delle sensazioni epidermiche (Bick, 1968). La modalità contiguo-autistica di formare l’esperienza è una modalità pre-simbolica, sensoriale, ed è pertanto estremamente difficile da descrivere in parole”. (Ogden, op. cit., p. 40)
  • La modalità schizo-paranoide costruisce il suo senso assecondando un ordine che si compone in conformità a un universo polarizzato, dove ogni singolo oggetto è scisso in due porzioni, di cui una è accolta come “buona” e l’altra espulsa come “cattiva”. Il mondo degli oggetti parziali è rigido, privo di plasticità, un mondo inflessibilmente diviso, dove la mente ristagna perdendo la prospettiva del tutto. In questa modalità è esperito un conflitto che non consente esiti, dove la mente oscilla dal perseguitare all’essere perseguitato, in una lotta angosciante, segnata dalla paura e la colpa.
  • Nella modalità depressiva l’elemento simbolico assume la sua pienezza ibridandosi con il linguaggio; in questa modalità l’esperienza si genera in un universo semantico, dove gli oggetti si ricompongono e sono nominati; il loro essere separati è indistinguibile dall’essere nel linguaggio, essi si compattano e acquisiscono una forma autonoma entro dimensioni spaziali e temporali definite. La cultura non è più solo “vissuta”, può assumere la forma di un discorso sensato e condiviso, ed entro il discorso diviene essa stessa legittimazione della diversità dei soggetti.

Perché il gruppo di lavoro possa funzionare, la modalità di apprendimento dall’esperienza deve essere condivisa (altrimenti si creerebbe una spaccatura interna). Se il cliente non riesce ad allinearsi, come può evidenziarsi nella relazione di Consulenza al ruolo, non solo non riuscirà ad armonizzare con il gruppo, ma non sarà in grado di utilizzare a pieno le sue capacità e le sue competenze.

Ciò accade presumibilmente per effetto di una mancanza di fluidità nel consentire il prevalere di una modalità sull’altra a seconda della necessità dettata dalle circostanze. Come se un certo tipo di esperienza gli generasse un livello di angoscia tale da impedirgli di vivere la realtà attuale, probabilmente per effetto di situazioni dolorose vissute in passato. L’emergere di questa rigidità, nel momento in cui viene colta diventa l’area da approfondire.

Il consigliere riuscirà a cogliere l’irrigidimento della modalità agita dal cliente attraverso la consapevolezza del clima emotivo, che si creerà tutte le volte che si presenteranno determinate situazioni relazionali-organizzative. A quel punto, rimanendo sintonizzato con le emozioni che pervadono il campo psichico, attiverà i “modi” del gruppo di lavoro ed insieme al cliente analizzerà la coerenza della modalità agita, rispetto alla realtà circostante.

Il che significa indagare  le situazioni in cui si verifica la prevalenza di una modalità paranoide, piuttosto che depressiva o contigua-autistica, indipendentemente dal clima emotivo prevalente nella relazione (individuale o di gruppo) e dai fatti rilevati attraverso l’esame di realtà. Una volta acquisita la consapevolezza delle circostanze che bloccano la fluidità e l’adattamento, il cliente potrà apprendere a distinguere fra una reazione emotiva legata a ciò “che accade”, dagli stimoli derivanti da episodi del suo passato.

La consulenza al ruolo non prevede il riattraversamento degli eventuali traumi che hanno generato tale situazione, può però aiutare il cliente a comprendere, che l’attivazione di determinate modalità stereotipate è spesso il segnale di un’incongruenza con ciò che avviene nella realtà. Ed è questa consapevolezza che può ripristinare una rinnovata capacità adattiva.

In conclusione:

  • Le “posizioni” teorizzate per la prima volta dalla Klein sono i processi emotivi attraverso cui vengono elaborate le esperienze che riguardano il soggetto;
  • Le ultime elaborazioni della psicoanalisi (Ogden) prevedono tre posizioni: contiguo-autistica, schizo-paranoide, depressiva. Le tre modalità sono tra loro in una relazione sincretica, nel senso che sono compresenti. Il prevalere provvisorio di una modalità sulle altre è di natura processuale ed è finalizzato ad elaborare emotivamente le esperienze derivanti dallo “stare nella realtà”;
  •  Le “posizioni” che servono ad elaborare l’esperienza, hanno evidentemente una componente ansiogena, in quanto implicano una sfida continua rispetto ad un ambiente mutevole. Tali ansie vengono superate nella misura in cui sfociano in un nuovo apprendimento.
  • L’utilizzo dell’organizzazione come difesa dalle ansie primarie (Jaques), potrebbe verificarsi soltanto nel caso di un fallimento intollerabile, sia individuale sia di gruppo, nell’affrontare una nuova esperienza. In tutti gli altri casi tali le ansie costituiscono una componente fisiologica dell’apprendimento individuale e organizzativo.
  • Il consulente al ruolo deve supportare il cliente nel quale, uno o più fallimenti avvenuti nel passato, hanno sclerotizzato il “flusso” delle diverse modalità, inibendone la funzione adattiva.

Come si è detto, in una prospettiva intersoggettiva, il gruppo tende a condividere, a livello inconscio, i propri vissuti emotivi. Ciò è concettualizzato da W. Bion, con la teoria degli assunti di base. Anche in questo caso si può immaginare una relazione sincretica fra i tre assunti (schizo-paranoide, depressivo o di accoppiamento) dove processualmente si verificherebbe un’alternativa circa la prevalenza delle componenti emotive (o proto-emotive), di uno stato sugli altri, in relazione alle esigenze e i  temi affrontati nel gruppo di lavoro.

Sia se si fa riferimento all’utilizzo di modalità di elaborazione dell’esperienza condivise, sia agli assunti di base di Bion (sarebbe interessante studiare fino a che punto questi due fenomeni sono sovrapponibili), esiste una dimensione intersoggettiva che consente il funzionamento del gruppo di lavoro.

Le patologie e le difese si attivano quando l’alternanza nella prevalenza di una modalità di apprendimento dall’esperienza e dell’interscambiabilità fra gli assunti di base perdono flessibilità. Il blocco su una modalità o su un assunto di base, tolgono all’individuo e al gruppo la flessibilità necessaria per un continuo adattamento ad una realtà mutevole.


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