Storie Milanesi

4. Il Duomo di Milano

Padre, figlio e Il Duomo di Milano

Si alzò dalla sedia mentre la moglie lo osservava allarmata. Era un bel sabato di luglio a Milano. Andrea aveva appena finito la colazione: caffè doppio e brioche. Andò in camera da letto ed estrasse da un armadio una sedia pieghevole e fece l’atto di avviarsi verso la porta:

“Non vorrai mica farlo di nuovo!” Esclamò Luisa parandoglisi davanti.

“Perché no, è una settimana che aspetto, sai  che devo andare. Lui ci tiene”.

“Ti prego non farlo, adesso basta, così mi uccidi!”

“Non starò più di un paio d’ore! Sono le dieci, vedrai che alle 12:30 sarò già a casa”.

“Metti via quella sedia!” Gridò la moglie parandosi davanti alla porta. Le lacrime le scendevano dagli occhi.

“Luisa, so che non mi credi, vieni con me, vedrai che meraviglia!”

“Io da qui non mi muovo!”

“Su tesoro, lasciami passare. – disse accarezzandola sul viso – Credimi non c’è nulla da piangere, tu non immagini, è uno spettacolo stupendo”.

Spostò la moglie dolcemente, aprì la porta e prese l’ascensore. In basso la portinaia lo guardò con aria preoccupata.

“Buon giorno signor Andrea”. Avrebbe voluto aggiungere qualcosa ma non trovò le parole.

“Buon giorno Adalgisa, ha visto che bella giornata?”

Abitava a due passi da Piazzale Loreto. C’era un sole frizzante che faceva brillare le macchine, perfino il traffico aveva un aspetto festoso. Si avviò verso la metropolitana. La linea uno era molto affollata,  molti consultavano il telefono cellulare. Andrea si chiedeva cosa ci trovassero là dentro. Avrebbero continuato a osservarlo, con sguardo assorto, per tutto il viaggio, sfiorandolo ogni tanto con il dito indice, come se vi leggessero il proprio futuro.

Scese a Piazza Duomo piena di turisti, si collocò al centro, aprì la sedia e si sedette. poi cominciò a vagare con lo sguardo tra le guglie che avevano un’aria luminosa e felice.

Luisa, rimasta sola in casa, si era seduta sul divano ed era lì con la testa piegata, mentre si strofinava le mani. Ad un tratto sentì suonare il campanello di casa. Era Marina, lei e suo marito Francesco, erano i loro migliori amici, uscivano spesso con lei e Andrea, per un cinema, una cena…Accordarsi era facile, abitavano al piano di sotto.

“Ritornavo dalla spesa e l’ho visto uscire con la solita sedia, è una situazione terribile, devi essere distrutta!”

“Credimi sto impazzendo. A me sembra tutto così assurdo… non mi ci raccapezzo più… All’inizio sembrava tutto così normale.  Afferrò una foto che era su un tavolinetto davanti al divano – Mamma mi serve un blocco per disegnare, vedi che questo l’ho finito? Dove sono le matite colorate, le hai messe via tu? Aveva cinque anni in questa foto, vedi che aria felice? La sera quando suo padre tornava dal lavoro gli mostrava orgoglioso i suoi lavori. Andrea li guardava per farlo contento, ma dopo un po’ si stufava: bravo, diceva, ma adesso siediti a mangiare. Questa passione per il disegno se l’è portata dietro durante le elementari e le medie, i professori dicevano che aveva talento”.

“Ma poi cosa è successo?”

“Ha chiesto di fare il liceo artistico, ma il padre non era d’accordo, non vedeva sbocchi professionali certi. Lui non sapeva e non sa nulla di arte, non gliene è mai interessato. Ora è in pensione, era un ottimo ingegnere ed ha fatto anche una certa carriera. Un tipo pratico, solido. Alla fine sono arrivati ad un compromesso: il liceo classico”

“E’ da lì che Gaetano ha cominciato a cambiare…”

“Sì, ha cominciato a frequentare gente strana, a riempirsi di tatuaggi, portare gli orecchini, nulla di particolare beninteso, sono cose molto comuni tra i ragazzi di oggi, ma per lui, che non l’aveva mai fatto, rappresentava un cambiamento che innervosiva Andrea, fino al punto che fingeva di  ignorarlo. Questo faceva soffrire Gaetano, lui era molto legato a suo padre e poi, in fondo, la cosa era reciproca…”

“Sì di questo mi ricordo, anch’io ero stupita del cambiamento, e ne abbiamo parlato spesso.

Tu cercavi di capire…”

“Sentiva di appartenere così tanto all’attività artistica che, quando gli si diceva che era ora che cominciasse a fare qualcosa di serio, si sentiva scartato, buttato via.  Per un po’ ci ha pure provato a pensare a qualcosa di diverso. Ma non ce l’ha fatta, così ha cominciato ad allontanarsi”.

“Fare il liceo classico non gl’impediva di dipingere…”

“Sì infatti ha cominciato con dei graffiti, nominava spesso  Banksy, Basquiat; Haring, per carità, nomi per me sconosciuti…. ma quando suo padre gli ha detto, buttando le vernici spray nella pattumiera, che doveva smettere di imbrattare tutto il quartiere, c’è stata la rottura finale … e poi… poi lo sai… la fuga di casa… la droga”.

Si sentì di nuovo suonare il campanello, era Francesco:

“Ma dove sei sparita!” Disse rivolgendosi a Marina.

“Andrea è uscito di nuovo con la sua sedia pieghevole”.

“Adesso ci penso io!”

“Francesco cosa vuoi fare!” Gridò Lucia.

Ma Francesco era già uscito e dopo una mezz’ora era in Piazza Duomo, sbirciò in giro e dopo qualche secondo aveva individuato Andrea che era comodamente seduto e guardava verso l’alto con lo sguardo incantato.

“Si può sapere cosa ci fai qui?”

“Guardo Gaetano, lo vedi come volteggia fra le guglie sopra il duomo, come è bravo a punteggiare in cielo di colori fino a dipingere le immagini più diverse? Paesaggi milanesi, ritratti di persone comuni, alberi fioriti… poco fa, con pochi tratti ha riprodotto il Castello Sforzesco…  Peccato che le immagini durino solo qualche secondo e poi  svaniscono. Ma lui è infaticabile e, sempre volteggiando, ne compone altre ancora più belle, è uno spettacolo meraviglioso! Quando ne finisce una guarda verso di me e io non posso fare a meno di battergli le mani.  Ma tu non riesci a vedere nulla?”

“Andrea, Gaetano si è gettato dalle terrazze del Duomo un mese fa e si è sfracellato. Ti ricordi che ti ho accompagnato al funerale?”

“Guarda, incredibile! Adesso sta dipingendo noi due: io lo tengo per mano stiamo passeggiando per via Vittorio Veneto, ha sei anni e io sono il padre più felice del mondo. Quanto vorrei che quest’immagine non svanisse e durasse in eterno”, rispose Andrea battendo le mani.


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